9 febbraio 2013

Punto 3: standard e garanzia

Questo punto è il nodo fondamentale nel funzionamento di un gruppo eterogeneo di persone, sia esso un network, una cooperativa o una entità molto più semplice.
E' il punto più complesso da definire ed accettare poichè richiede una grande condivisione di valori e metodi operativi.

Il mercato della computergrafica è costellato da una quantità di variabili immensa, ogni prodotto può essere realizzato, a seconda delle aspettative, con tecniche e livelli di dettaglio che cambiano radicalmente l'impegno produttivo ed
il costo finale del progetto.

La computergrafica vive nel mondo dell'effimero e per questo qualunque scelta visiva si faccia è sempre potenzialmente quella adeguata purchè ci sia soddisfazione tra le parti che operano (il committente e l'esecutore dell'opera).

Le variabili che identificano la soddisfazione delle parti sono guidate da tre valori ben precisi:

  1. stile: l'obiettivo che si vuole raggiungere e definisce il parametro oggettivo che determina gli altri due valori
  2. tempo:  unità di misura incomprimibile poichè va oltre la volontà umana.
  3. costo: valore della produzione determinato a sua volta da 2 fattori:
    1. costi per uso di beni terzi.
    2. costo per la manodopera.
Se volessimo individuare uno formula per determinare uno standard potremmo dire che il valore di un prodotto in computergrafica equivale al tempo impiegato dall'unità produttiva (che genera il costo) per raggiungere un determinato stile

Per chi se lo stesse domandando preferisco usare la parola stile al posto di qualità poichè a mio avviso mentre la qualità è un parametro soggettivo lo stile è un parametro oggettivo ed insindacabile.

Normalmente lo stile di un progetto di computergrafica viene determinato già in fase di studio preliminare dell'opera, definisce a priori il risultato ricercato e identifica l'impostazione operativa della produzione.

Se lo stile viene definito a priori o comunque entro l'inizio della produzione l'unico elemento che rimane ancora variabile nella determinazione del valore del prodotto è il costo nell'unità di tempo generato dalla manodopera poichè quello prodotto dal godimento di beni o servizi come le licenze software, le utilities o la locazione è anch'esso considerabile standard.  

Nella mia visione una cooperativa dovrebbe promuovere una standardizzazione del valore della manodopera per creare una logica di equità retributiva tra i suoi partecipanti per garantire a tutti un compenso soddisfacente e delegare al valore aggiunto del singolo la componente di concorrenzialità  che ne determina la sua scelta per eseguire la data attività.

Sto dicendo che tutti devono guadagnare uguale?
Assolutamente no!
Sto dicendo che tutti hanno il diritto ad una retribuzione minima soddisfacente, se in grado di completare il task richiesto in tempi ragionevoli,  e chiunque è in diritto di chiedere una retribuzione maggiore qualora le sue competenze artistiche e/o tecniche siano superiori alla media.


Purtroppo ad oggi, non esiste un percorso di studi o una certificazione ufficiale che indichi l'abilità di un soggetto ad effettuare una specifica attività.

Credo che la cooperativa, nell'ottica di sviluppare uno standard di riferimento per i suoi associati dovrebbe:

  1.  attribuire ad una giornata di lavoro un valore economico medio, ragionevole e sufficiente al sostentamento del singolo artista
  2. identificare degli obiettivi tecnici da far testare ai propri associati per identificare dei valori economici e operativi di riferimento delle singole attività
  3. produrre dei rating attraverso prove pratiche per determinare il prezzo orientativo del singolo artista. 


Ancorchè queste pratiche possa sembrare che limitino la libertà imprenditoriale del singolo ritengo che stimolino la correttezza delle valutazioni e permettano di identificare attività svolte sotto costo in un regime di concorrenza sleale.