23 agosto 2011

Il mio rapporto con la formazione

Io non ho studiato granchè... almeno in maniera formale.
Sono un geometra.... senza titolo... nel senso che non sono abilitato a firmare un progetto...
e allora perchè mi sento titolato a parlare di formazione?

Perchè è un cruccio che mi tormenta da sempre,
perchè la formazione non finisce con i libri di scuola,
perchè imparare mi rende vivo e libero.

Sono 11 anni che ormai lavoro nel campo degli effetti visivi e
quello che ho visto intorno a me molto spesso mi lascia perplesso.
Frequentemente i ragazzi escono dai corsi di formazione con una scarsa capacità critica, con grande difficoltà nel generalizzare i problemi che si pongono davanti a loro, ignari del senso dei tempi di produzione e del valore della responsabilità.
Certamente non tutte le persone ne tanto meno i corsi sono uguali  ma da quando ho aperto la SparkDE ho avuto accanto parecchi giovani e nella maggior parte dei casi ho riscontrato le stesse difficoltà.

Lamentarsi della formazione senza fare nulla è da ipocriti e così ho iniziato a sperimentare di mio pugno dei modelli di insegnamento.
Ho lasciato da parte il concetto di stage che si traduce sempre nel parcheggiare in azienda dei ragazzi e mi sono buttato sul cerchiamo di costruire qualcosa.

1° modello: FACCIAMO DEI CORTOMETRAGGI
Prendo un gruppo di 3 ragazzi e faccio sviluppare loro un cartoon full CG.
Hanno a disposizione 2 gg a settimana qui in ufficio con noi ed il resto della settimana possono lavorare da casa; il progetto deve essere terminato in 3 mesi.
Devono creare tutto: storia, design, storyboard, animatic, asset, scene ed animazione
Do un tema molto generico e dei limiti produttivi (max 3 personaggi e 2 ambienti) per non rischiare di cadere su progetti irrealizzabili nei tempi che ci siamo dati.
Questi sono i risultati:

Eleven O'clock

Hit&eat

Ho pensato che fare dei cortometraggi con dei giovani alle prime armi fosse possibile senza grandi difficoltà ma poi mi sono reso conto che la cosa non è così scontata.
I limiti dettati dal loro background sono troppi come le competenze richieste.
A questi ragazzi era demandato il compito di imparare a modellare, riggare, animare, creare i materiali e le luci oltre che costruire una storia, un design, un workflow e sentirsi parte di un team unico.
Davvero troppo per soli 3 mesi e 24 incontri.
Eppure nonostante tutto i risultati sono apprezzabili, la maggior parte dei ragazzi ha imparato l'importanza della collaborazione ed il valore di un corretto workflow, hanno sperimentato accanto ai miei colleghi che non si sono risparmiati nel condividere il loro sapere.

I pro ed i contro di questa esperienza?
I tempi stretti favoriscono la concentrazione dell'attenzione solo su questo progetto ma per ottenere dei prodotti di rilievo è comunque necessaria una solida formazione di base precedente all'inizio del cortometraggio.
Un progetto del genere dovrebbe essere dedicato a chi deve costruirsi una visibilità attraverso un prodotto piuttosto che a chi deve iniziare a formarsi.
 
2° modello - ANDIAMO A BOTTEGA
Noi comunichiamo attraverso le immagini, ci si esprime in questa forma da millenni ed in tutto questo tempo il modo migliore per formarsi era "andare a bottega dal maestro".
Per come la vedo io questo è il miglior modo per crescere, si passa il tempo a studiare catturando l'esperienza dai "senior" dell'azienda, ci si costruisce una coscienza critica attraverso l'esempio e la definizione di proprie idee.
Una formazione di questo genere però richiede parecchio tempo, prevede che l'apprendista sia partecipativo e sia davvero ben disposto all'analisi critica ed al rapporto con il proprio mentore...
Un processo simile prevede l'integrazione dell'apprendista nella struttura perchè l'investimento che si fa nei suoi confronti è davvero alto.
In quest'ottica ho inserito diverse persone in azienda con risultati altalenanti.
C'è chi è entusiasta di partecipare ad un processo di crescita comune, chi è semplicemente interessato a se stesso, chi ha bisogno di essere stimolato continuamente, chi invece non ha alcun interesse nel confrontarsi per paura di non aver ragione, chi ha paura di chiedere perchè non vuole disturbare....
Insomma sviluppare la formazione in un quadro simile vuol dire avere già una struttura professionale solida e ben nutrita con una spiccata capacità di comunicazione capace di coinvolgere i nuovi arrivati con naturalezza.
Aimhè, molto spesso, con i chiari di luna che ci sono nel nostro settore è davvero difficile offrire costantemente un contesto simile.

3° modello - FORMAZIONE INTENSIVA PARTECIPATA
Questo modello non l'ho ancora applicato e lo sto sviluppando in questi giorni.
La cavia è una giovane in arrivo dal Master in multimedia dell'Università di Firenze.

Con lei vorrei sperimentare un periodo di formazione intensiva (3mesi) su un argomento ben specifico (nel suo caso lighting e shading) usando questo modello:

1. aspetto visivo ricercato
2. studio della tecnica 
3. analisi del risultato ottenuto
4. correzioni in house 
5. pubblicazione sul forum di riferimento per critiche e commenti (kino3d, blenderartists e renderglobal)
6. correzioni su note del forum
7. identificazione del prossimo obiettivo.

Se l'esperimento funziona con lei ho intenzione di consolidarlo replicandolo su più persone contemporaneamente ognuna delle quali studia un argomento diverso per applicare poi quanto appreso su dei progetti dove il focus non è spostato sulla formazione tecnica ma sull'affinamento delle capacità artistiche, nota veramente rilevante nello sviluppo di prodotti visivi.

La cosa che credo possa essere interessante in questo modello è la capacità di focalizzarsi su un aspetto solo delle arti visive correlate alla CGI e l'approccio della ricerca tecnica mirato a conseguire un obiettivo visivo.

Mettere in piedi un processo del genere non è banale  soprattutto perchè è difficile recuperare il materiale umano adeguato al carico di stress che ho in mente... bisognerà capire dove pescare il bacino d'utenza... :)
Vediamo se funziona!